I componenti dei nostri prodotti

I nostri prodotti si basano principalmente su sostanze naturali. L’efficacia dei nostri prodotti oltre ad essere testata costantemente tramite rigorosi test di laboratorio è anche confermata dal fatto che alcuni componenti vengono ormai impiegati da quasi un secolo nella cura di varie patologie.

Acido Borico

Acido Borico

L'acido borico, o acido ortoborico, nella nomenclatura IUPAC acido triossoborico (III), è un acido debole usato spesso come antisettico, insetticida, disinfettante, ritardante di fiamma e in laboratorio per la preparazione di alcune soluzioni, come il TBE (tris-borato-EDTA).
L'acido borico è solubile in acqua bollente. A circa 170 °C avviene una deidratazione che trasforma l'acido ortoborico in acido metaborico HBO2. Fonde a circa 236 °C mentre quando viene riscaldato a circa 300 °C avviene un'ulteriore deidratazione con la formazione di acido tetraborico (acido piroborico) H2B4O7.
È un acido debole. In soluzione acquosa diluita (dal 3% al 5% circa) viene utilizzato come disinfettante; tale soluzione prende il nome di acqua borica e viene tuttalpiù usata dopo bagni in acque ricche di plancton e per contrastare l'alcalinità di saponi, come antisettico, antimicotico, fungicida e in oculistica (occhi arrossati e congiuntiviti)

Questo componente si trova nei seguenti prodotti:

Otovit

Acido Butirrico

Acido Butirrico

L’Acido Butirrico si trova nell’organismo umano, soprattutto nell’area colonica, come prodotto della digestione e della degradazione batterica delle fibre contenute in molti alimenti vegetali oppure come conseguenza della fermentazione batterica intestinale di fibre prebiotiche o mucillaginose.

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Butir

Acido Carnosico

Acido Carnosico

L'acido carnosico è un diterpenoide presente nel rosmarino e nella salvia. Le foglie secche di rosmarino e salvia contengono dall'1,5 al 2,5% di acido carnosico.

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Decol

Acido Ialuronico

Acido Ialuronico

Chimicamente è definibile come un glicosaminoglicano dalla catena polisaccaridica non ramificata prodotta dall'aggregazione di migliaia di unità disaccaridiche formate a loro volta da residui di acido glucuronico (un derivato del glucosio) e N-acetilglucosamina. In vivo tutti i gruppi carbossilici dell'acido glucuronico e della N-acetilglucosamina sono completamente ionizzati conferendo alla molecola di acido ialuronico elevata polarità, e di conseguenza una elevata solubilità in acqua. Grazie a questa sua proprietà l'acido ialuronico è in grado di complessarsi con moltissime molecole di acqua raggiungendo un elevato grado di idratazione. Gli ialuronati sono macromolecole di massa superiore a 1000 k. Da che danno luogo a soluzioni chiare di elevata viscosità. Nella matrice amorfa di un tessuto connettivo l'acido ialuronico (unico glicosaminoglicano ad essere presente nella matrice come tale, ovvero non legato ad un seme proteico per formare necessariamente un proteoglicano) si occupa di mantenerne il grado di idratazione, turgidità, plasticità e viscosità, poiché si dispone nello spazio in una conformazione aggregata incamerando così un notevole numero di molecole d'acqua.

È anche in grado di agire come sostanza cementante e come molecola anti-urto nonché come efficiente lubrificante (es. nel liquido sinoviale) prevenendo il danneggiamento delle cellule del tessuto da stress fisici. L'estrema lunghezza della molecola insieme al suo alto grado di idratazione permette a più polimeri di acido ialuronico di organizzarsi a formare una struttura di tipo reticolare che ha due principali funzioni: creare un'impalcatura molecolare per mantenere la forma ed il tono del tessuto; funzionare come filtro contro la diffusione libera nel tessuto di particolari sostanze, batteri, agenti infettanti. Solamente le sostanze dal peso molecolare abbastanza basso da poter passare attraverso le "maglie" di questa rete si potranno diffondere liberamente nel tessuto; tutte le sostanze dal peso molecolare maggiore come anche batteri o virus rimarranno impigliate nella rete. Da notare che molti batteri sono dotati di ialuronidasi, enzima in grado scindere l'acido ialuronico, che permette loro di aprirsi un varco.

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Sedo Calcio Plus

Aloe

Aloe

L'Aloe vera (sin. Aloe Barbadensis Miller) è una pianta succulenta della famiglia delle Aloeacee che predilige i climi caldi e secchi.
Da un punto di vista chimico, si possono distinguere tre grandi classi di componenti nell'aloe: gli zuccheri complessi - in particolare glucomannani tra cui spicca l'acemannano - nel gel trasparente interno, con proprietà immuno-stimolanti; gli antrachinoni nella parte verde coriacea della foglia, ad azione fortemente lassativa, e svariate altre sostanze di grande valore nutritivo, antinfiammatorio, antimicotico, analgesico, come sali minerali, vitamine, aminoacidi, acidi organici, fosfolipidi, enzimi, lignine e saponine.

Nell'immagine a fianco e' riportata la formula chimica dell'Acemannano, importante sostanza presente nell’essenza di Aloe.

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Otovit

Apigenina

Apigenina

L'apigenina è un flavone presente nelle foglie di sedano e prezzemolo ed è l'aglicone di numerosi glicosidi naturali. Un'altra buona fonte naturale è costituita dalle foglie di camomilla, di cui costituisce il maggior principio attivo responsabile delle sue proprietà spasmolitiche. Si presenta come un solido cristallino giallo e in passato è stata usata per colorare la lana.
L'apigenina è un potente inibitore dell'isoforma CYP2C9 del citocromo P450, un enzima responsabile del metabolismo di molti farmaci. Nell'ultimo decennio, inoltre, è stato scoperto come l'apigenina possa condizionare l'attività di altri enzimi: la 5'-nucleotidasi, che idrolizzando l'AMP genera adenosina, modulatore endogeno pleiotropico e l'aromatasi, enzima umano responsabile della sintesi degli estrogeni (ormoni femminili). Ha inoltre un effetto negativo sulla fosfolipasi A2, enzima che scinde i lipidi di membrana per generare precursori di mediatori dell'infiammazione come le prostaglandine. E' anche provata l'azione inibitoria dell'apigenina su certe proteine chinasi della famiglia delle tirosina chinasi, come il recettore del PDGF, coinvolte nella proliferazione cellulare e nella genesi di certi tumori.

Assieme al caempferolo (un altro flavonoide), è un naturale inibitore dell'enzima di conversione dell'angiotensina (Angiotensin Converting Enzime o ACE), bersaglio dei cosiddetti farmaci ACE-inibitori usati nella terapia corrente dell'ipertensione arteriosa. Al pari del flavonoide crisina è capace di interferire con l'attività enzimatica dell'isoforma 1 dell'adenilatociclasi.
Non è noto quali di questi enzimi una volta modulati siano responsabili della sua nota attività spasmolitica intestinale. È sicuro tuttavia che la sua azione sull'aromatasi, sulle tirosina chinasi e sulla fosfolipasi A2, si correla bene con le sue proprietà di interferenza sulle cellule tumorali in coltura, come riportato dalla letteratura scientifica. Nella matrice amorfa di un tessuto connettivo l'acido ialuronico (unico glicosaminoglicano ad essere presente nella matrice come tale, ovvero non legato ad un seme proteico per formare necessariamente un proteoglicano) si occupa di mantenerne il grado di idratazione, turgidità, plasticità e viscosità, poiché si dispone nello spazio in una conformazione aggregata incamerando così un notevole numero di molecole d'acqua. È anche in grado di agire come sostanza cementante e come molecola anti-urto nonché come efficiente lubrificante (es. nel liquido sinoviale) prevenendo il danneggiamento delle cellule del tessuto da stress fisici.

L'estrema lunghezza della molecola insieme al suo alto grado di idratazione permette a più polimeri di acido ialuronico di organizzarsi a formare una struttura di tipo reticolare che ha due principali funzioni: creare un'impalcatura molecolare per mantenere la forma ed il tono del tessuto; funzionare come filtro contro la diffusione libera nel tessuto di particolari sostanze, batteri, agenti infettanti. Solamente le sostanze dal peso molecolare abbastanza basso da poter passare attraverso le "maglie" di questa rete si potranno diffondere liberamente nel tessuto; tutte le sostanze dal peso molecolare maggiore come anche batteri o virus rimarranno impigliate nella rete. Da notare che molti batteri sono dotati di ialuronidasi, enzima in grado scindere l'acido ialuronico, che permette loro di aprirsi un varco.

Benzoato di Sodio

Benzoato di Sodio

Il benzoato di sodio è il sale di sodio dell'acido benzoico.
A temperatura ambiente si presenta come un solido bianco inodore.
Insieme al Paraidrossibenzoato fa parte della categoria dei Conservanti Antimicrobici a base di acido benzoico. Grazie alle sue proprietà batteriostatiche e fungistatiche, il benzoato di sodio è utilizzato come additivo alimentare (E 211) in qualità di conservante (azione ottimale a pH < 3,6).

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Defluor

Biancospino

Biancospino

Il Biancospino possiede una spiccata affinità nei confronti del cuore, legata soprattutto ai flavonoidi e ai proantocianidoli.
Provoca una vasodilatazione dei vasi sanguigni addominali e soprattutto di quelli coronarici che portano il sangue al cuore, dovuta a rilasciamento delle fibrocellule muscolari della parete dei vasi sanguigni, con aumento del flusso sanguigno in queste zone del corpo. Riduce la frequenza cardiaca in modo sensibile e potenzia l’azione della digitale sul cuore. Inoltre i flavonoidi causano un dilatazione dei vasi sanguigni, che provoca una diminuzione della pressione arteriosa. E' quindi utilissimo nell'angina pectoris, nelle nevrosi cardiache, negli stati di ipereccitabilità con aritmie e nell'ipertensione arteriosa, specie se di origine nervosa. Recentemente sono stati fatti alcuni studi clinici su pazienti con scompenso cardiaco moderato e/o con ipertensione arteriosa, che hanno dimostrato che l'estratto secco titolato di biancospino può ridurre efficacemente la frequenza cardiaca, il gonfiore alle caviglie e la pressione arteriosa, evidenziando anche un'azione di potenziamento della forza contrattile del cuore e una notevole riduzione dei sintomi di cui soffrono queste persone, senza la comparsa di alcun effetto collaterale.

Ha anche una discreta azione sedativa a livello centrale, utile soprattutto nei pazienti molto nervosi, nei quali riduce l'emotività, lo stato di tensione e migliora il sonno. Essa sembra dovuta soprattutto ai tannini e ai flavonoidi presenti in questa pianta, poiché è stato dimostrato che essi provocano sedazione e potenziano il sonno indotto dai barbiturici, anche se non è chiaro il meccanismo d'azione responsabile di questi effetti a livello di sistema nervoso centrale.

Nell'immagine a fianco e' riportata la formula chimica dei Flavonoidi, importante sostanza presente nell’essenza di Biancospino.

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Acufen Plus

Boswellia serrata

Boswellia serrata

La Boswellia è un genere di pianta appartenente alla famiglia delle Burseraceae.
L'estratto di Boswellia serrata è particolarmente concentrato nella frazione di costituenti attivi-fitocomplesso degli acidi triterpenici pentaciclici - che ha mostrato efficacia nel trattamento dei fenomeni infiammatori ed artritici.
La gommoresina della Boswellia serrata è l'essudato che si estrae dalla corteccia incisa dell'albero. E' costituita da oli, terpenoidi e gomme.
Questo processo di estrazione dà una miscela di acidi triterpenici pentaciclici, derivati dall'acido boswellico, il cui maggiore componente singolo è l'acido b-boswellico (formula accanto).
I terpenoidi rappresentano il fitocomplesso attivo dell'oleoresina, che è costituito da quattro acidi triterpenici pentaciclici.


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Vois

Calcio Lattato

Calcio Lattato

Il lattato di calcio, detto anche (L)-lattato di calcio pentaidrato, è il sale di calcio dell'acido lattico.

Carbonato di Sodio

Carbonato di Sodio

Il carbonato di sodio (o carbonato sodico) è, come l'idrogenocarbonato di sodio, un sale di sodio dell'acido carbonico. A differenza di quest'ultimo, nel carbonato entrambi gli ioni idrogeno dell'acido sono stati sostituiti da ioni sodio. Il carbonato di sodio è stato chiamato a lungo soda, ma non è da confondere con la soda caustica. Questa precisazione è resa necessaria in quanto oggi con il termine soda si intende l'idrossido di sodio.
A temperatura ambiente si presenta come una polvere cristallina bianca. Per riscaldamento tende a decomporsi liberando biossido di carbonio (calcinazione) gassoso. Sciolto in acqua, produce una soluzione basica; una soluzione di 50 g in un litro di acqua a 25 °C ha pH 11,5.

Citrato di Potassio

Citrato di Potassio

Il citrato di potassio (o citrato di tripotassio) è il sale di potassio dell'acido citrico.
Il potassio assunto attraverso la dieta è un elemento molto importante per la contrazione dei muscoli volontari, del cuore e della muscolatura liscia; inoltre partecipa alla regolazione delle pressione arteriosa e dell’equilibrio acido-base. Il potassio aiuta a regolare le quantità dei minerali calcio e fosforo nel sangue e impedire che le ossa e i reni ne eliminino più del dovuto. In questo modo, le ossa rimangono dense e forti. Moltissimi cibi contengono potassio, in particolare carne, pesce e frutta (banane).

Il citrato di potassio viene utilizzato sia in campo alimentare come agente tampone, come correttore di acidità e anche come agente chelante di ioni metallici, sia in campo farmaceutico.

In campo farmaceutico l’applicazione maggiore si ha come antiacido, nel trattamento dell’iperacidità gastrica, bruciori di stomaco, difficoltà digestive.
Infatti, come tutti i sali di un acido debole, il citrato di sodio agisce da tampone stabilizzando il pH acido dello stomaco.

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Nausil Forte, Nausil Idra

Citrato di Sodio

Citrato di Sodio

Il citrato di sodio (o citrato di trisodio) è il sale di sodio dell'acido citrico.
Il sodio assunto attraverso la dieta è un elemento molto importante per il controllo della pressione arteriosa, del volume ematico e dei liquidi extracellulari, per la trasmissione degli impulsi nervosi e la contrazione muscolare, per gli scambi cellulari e l’equilibrio acido base.

Il citrato di sodio viene utilizzato sia in campo alimentare come additivo per correggere l’acidità, sia in campo farmaceutico.

In campo farmaceutico l’applicazione maggiore si ha come antiacido, nel trattamento dell’iperacidità gastrica, di bruciori di stomaco, di difficoltà digestive.
Infatti, come tutti i sali di un acido debole, il citrato di sodio agisce da tampone stabilizzando il pH acido dello stomaco.

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Nausil Forte

Cloretone

Cloretone

Il cloretone (o aceton-cloroformio o clorobutanolo) è un principio attivo ipnotico, dotato anche di potere antisettico.
Il clorobutanolo non ha azione surfattante, quindi non agisce come il benzalconio cloruro da penetration enhancer, Il suo stesso meccanismo d’azione è infatti basato sull’azione a carico dei lipidi strutturali delle membrane. E’ ritenuto da alcuni il conservante migliore per rapporto efficacia antibatterica/tossicità. Viene utilizzato in concentrazione dello 0.2-0.5%.

Eucaliptolo

Eucaliptolo

L’essenza di Eucalipto, contiene eucaliptolo, cineolo, idrocarburi monoterpenici, ala e beta-pinene, delta-limonene, p-cimene, B-cimene, a-fellandrene, canfene, gamma-terpinene, quantità minori di sesquiterpeni, aromadendrenem allo-aromadendrene, globulolo, epiglobulolo, ledolo, viridifloro, aldeidi (come mirtenale), chetono (come carvone e pinocarvone).
L'olio essenziale di Eucalipto si ottiene dalla distillazione delle foglie, utile nel raffreddore, aiuta nelle secrezioni, nella sinusite, nelle bronchiti acute, facilita l'espulsione del muco, disinfiamma e calma l'irritazione delle mucose. E' inoltre possibile utilizzarlo per frizioni sul torace.

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Sulfo Balsamica

Fibra di psillio

Fibra di psillio

La fibra di psillio è una mucillagine derivata per estrazione dalla cuticola dei semi di Plantago ovata. Chimicamente è costituita da una miscela eterogenea di polisaccaridi ad elevato peso molecolare. I polisaccaridi della fibra di psillio sono neutri per la presenza di galattomannani e glucomannani i quali a loro volta derivano dal metabolismo degli amidi endocellulari e della cellulosa extra membrana. La loro azione farmacologica è legata alla loro capacità di legare l’acqua e di rigonfiarsi determinando ammorbidimento del contenuto intestinale con conseguente facilitazione del processo di evacuazione. A causa della loro azione barriera sulla tonaca intestinale le mucillagini della fibra di psillio esercitano anche un importante ruolo antinfiammatorio utile nel caso di malattia infiammatoria intestinale. A causa della loro elevata capacità di sequestro dell’acqua intestinale, assunte senz’acqua esercitano un’azione di contrasto alla fenomenologia diarroica. Durante la loro azione di sequestro dell’acqua e rigonfiamento, le mucillagini da psillio operano anche una involontaria azione di sequestro del colesterolo e dei trigliceridi alimentari come anche un effetto frenate sull’ingresso degli zuccheri nel sangue riducendo così l’indice glicemico dei cibi.

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Decron

Fluoro

Fluoro

La fluoroprofilassi consiste nella prevenzione della carie dentaria attraverso l'utilizzo del fluoro, un minerale che favorisce la formazione di uno smalto più resistente all'attacco acido della placca batterica e che, se assunto una volta che il dente si è formato, lo protegge dalla placca batterica. Lo smalto dentario, lo strato più esterno del dente, è formato per il 96% da minerali e per il 4% da sostanze organiche ed acqua. La parte minerale è rappresentata fondamentalmente da idrossiapatite, nella cui composizione entrano gli ioni idrogeno. La dissoluzione dell'idrossiapatite è chiamata demineralizzazione, la sua formazione remineralizzazione. In una bocca sana questi due processi si bilanciano. Quando c'è più demineralizzazione che remineralizzazione nel dente si producono cavità. ll fluoro previene la formazione di cavità cariose favorendo la remineralizzazione dello smalto.

Il fluoro aiuta nella prevenzione della carie dentaria perché quando è assunto nella fase di formazione della struttura minerale dello smalto, rimpiazza gli ioni idrogeno con ioni fluoro, formando al posto dell'idrossiapatite, normale costituente dello smalto dei denti, la fluoroapatite: sostanza più resistente all'attacco acido, demineralizzante, della placca batterica. A tale scopo il fluoro si può assumere dalla gravidanza fino ai 6 anni di età del bambino, mediante compresse reperibili in farmacia. Si determina così una riduzione dell'incidenza della carie dell'80%. Tali compresse sono disponibili in dosaggi da 0.25 e da 1 milligrammo, e vanno prese con le seguenti modalità: durante la gravidanza e l'allattamento al seno, 1 mg al giorno alla madre, dallo svezzamento in poi il bambino dovrà assumere 0,05 mg di fluoro al giorno per ogni chilo di peso corporeo. I migliori risultati si ottengono facendo sciogliere la pastiglia in bocca.

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Defluor

Gelatina

Gelatina

La gelatina è composta da: 84-90% proteine, 1-2% sali minerali e il resto è acqua, non contiene conservanti o additivi, né grassi, colesterolo o purine (componenti dell’acido urico). Grazie alle sue proprietà ineguagliabili è l’Idrocolloide più utilizzato in tutto il mondo. In confronto alla gelatina, la Carragenina forma un gel fragile e poco elastico. I gel di pectina non hanno alcuna proprietà elastica. Gli Alginati formano gel chiari ed elastici ma il loro punto di fusione è molto superiore a quello della gelatina. Il basso rilascio dei sapori di questi ultimi, conduce ad un profilo aromatico completamente diverso. Gli amidi e gli amidi modificati possono produrre una spiacevole struttura a causa della grande quantità necessaria per ottenere un gel consistente. La gelatina è multifunzionale: gelificante, addensante, legante d’acqua, emulsionante.
La gelatina contiene vari amminoacidi.

Nell'immagine a fianco e' riportata la struttura generica degli amminoacidi ordinari.

Gomma di Guar depolimerizzata

Gomma di Guar depolimerizzata

La gomma di Guar viene ricavata dalla macinazione dell'endosperma dei semi di Cyamopsis tetragonoloba, una pianta erbacea delle leguminose tipica dell'India e del Pakistan, i cui semi sono utilizzati localmente per scopi alimentari da secoli. Il principale costituente è un galattomannano, un trisaccaride formato da unità di mannosio e galattosio, specificamente polimerizzato a formare catene α-D-mannopiranosil unite con un legame glicosidico β-D-(1-4) e di peso molecolare intorno ai 200 000-300 000 dalton, a costituire una catena lineare 1-4 con brevi rami laterali 1-6 di galattosio. La sua particolare alta viscosità e la sua forma di sospensione colloidale sono responsabili dell’effetto potenziante l’azione dello psillio. Per migliorarne gli aspetti farmacologici viene utilizzata in forma idrolizzata.

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Decron

GOS e FOS

GOS e FOS

GOS e FOS sono fibre prebiotiche, tutte a struttura oligosaccaridica, scientificamente documentate e quindi impiegabili in sicurezza per uso umano. In particolare i GOS sono oligomeri del galattosio (epimero del glucosio) mentre i FOS sono polimeri a corta catena, contenenti alternanza di D-fruttosio e D-glucosio (3-5 subunità). Largamente riconosciuti dalla comunità scientifica come in grado di influenzare positivamente il benessere intestinale inteso come capacità immunologica, digestiva, di transito, anti-stipsi, anti-diarroica e di assorbimento dei nutrienti, bifidi e lattobacilli possono essere ‘alimentati’ ricorrendo all’uso di queste due fibre prebiotiche. Secondo le correnti definizioni infatti ‘GOS e FOS sono sostanze non digeribili di origine alimentare che, quando assunte in quantità adeguata, favoriscono selettivamente la crescita e l’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale o che vengono assunti insieme al prebiotico’.

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Decron

Idrossido di Sodio

Idrossido di Sodio

L'idrossido di sodio, è una base minerale forte, solido a temperatura ambiente, estremamente igroscopico e deliquescente, spesso venduto in forma di gocce biancastre dette perle o pasticche; la sua formula chimica è NaOH. Il suo numero CAS è 1310-73-2. È molto solubile in acqua (oltre 1 kg per litro a 20 °C) ed abbastanza solubile in etanolo (139 g/l). La sua dissoluzione è accompagnata da un consistente sviluppo di calore; nel caso dell'etanolo o di altri solventi organici, tale calore può persino far infiammare i vapori del solvente. Viene conservato in recipienti sigillati perché igroscopico (tende ad assorbire l'umidità dell'aria) e perché reagisce facilmente con il biossido di carbonio dell'aria trasformandosi in idrogenocarbonato di sodio e carbonato di sodio, il fenomeno prende il nome di carbonatazione. Una soluzione di 50 g/l in acqua a 20 °C ha pH circa 14. L'idrossido di sodio si ottiene principalmente per elettrolisi delle salamoie (soluzioni di cloruro di sodio) insieme all'idrogeno ed al cloro gassosi.

Luppolo

Luppolo

Componenti principali del luppolo sono una resina ed un olio volatile. Nella resina è presente umolone, umolinone, adumolone e preumolone, mentre nell'olio essenziale sono presenti B -mircene, Dipentene, Alfacariofilene, Farnesene, Sesquiterpene Acrilico, Alcool Sesquiterpenico, Etere Folico, Formaldeide, Metilnonilchetone, Acidi Liberi ed esterificati. Inoltre sono stati identificati flavonoidi ed antociani, proteine, amidi, glucidi, fitosterine, alcool cetilico, acido para -amino -benzoico e fitoestrogeni.
Il luppolo è più comunemente usato per il suo effetto calmante sul sistema nervoso. Funziona quindi da eccellente sedativo.

Nell'immagine a fianco e' riportata la formula chimica dei Fenoli, importante sostanza presente nell’essenza di luppolo.

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Acufen Plus

Melatonina

Melatonina

La melatonina è un ormone epifisario, secreto anche dal tessuto extraghiandolare.
Studi sperimentali su animali indicano che l'ormone aumenta la concentrazione di acido aminobutirrico e di serotonina nel mesencefalo e nell'ipotalamo ed incrementa l'attività della piridossal-chinasi, enzima coinvolto nella sintesi dell'acido aminobutirrico, della dopamina e della serotonina. (Fonte: Medicamenta 1995, 7°edizione, Vol.V pag. 288).

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Deflux

Mentolo

Mentolo

Il mentolo è il principio attivo contenuto nell'olio essenziale di menta (35-55%); si tratta di un monoterpene ciclico che a temperatura ambiente si presenta in bianchi cristalli prismatici esagonali. Fortemente aromatico ed amaro, il mentolo è particolarmente noto per le sue proprietà antisettiche, spasmolitiche ed anestetiche.
Le inalazioni dei vapori sviluppatisi ponendo qualche goccia di soluzione alcolica di mentolo in acqua bollente, sono famose per la capacità di alleviare i disturbi bronchiali e le congestioni nasali; il mentolo gode infatti di proprietà espettoranti e disinfettanti.
Per uso topico, grazie alle ben note proprietà rinfrescanti e blandamente analgesiche (se applicato sulla pelle ne attenua la sensibilità provocando raffreddamento), il mentolo è indicato per alleviare gli stati pruriginosi.

Metilsulfonilmetano

Metilsulfonilmetano

Il metilsulfonilmetano (sigla: MSM) non è un medicinale; è la forma naturale di zolfo organico che si trova anche nel latte e nei latticini, nella frutta e nei vegetali, nella carne e nel pesce. Si sostiene che il MSM e i composti collegati, DMSO (dimetilsulfossido) e DMS (dimetilsolfuro), forniscano l'85% dello zolfo che si trova in tutti gli organismi viventi. Il ciclo biologico di questi composti naturali comincia negli oceani dove piante ed animali microscopici (plancton) rilasciano dei sali composti di zolfo. Nell'acqua degli oceani questi sali sono trasformati in composti gassosi molto volatili (DMS) che per questa loro natura vengono rilasciati fino a raggiungere gli strati alti dell'atmosfera. Qui, in presenza di ozono e della luce ultravioletta sono convertiti in DMSO e MSM. Diversamente dal DMS, sia il DMSO che il MSM sono molto solubili in acqua, così ritornano sulla terra con la pioggia. Le radici delle piante assorbono velocemente i due composti che così diventano parte integrante della struttura delle piante. E' importante non confondere il MSM con solfiti e solfati, utilizzati come conservanti alimentari che sono estremamente tossici. Il MSM deriva del DMSO (a cui è stato aggiunto un atomo di ossigeno, MSM= DMSO2), un agente terapeutico unico, usato in tutto il mondo per il trattamento di molti disturbi derivati da infiammazioni e dolori.

Il MSM possiede tutte le proprietà del DMSO, ma senza il suo odore sgradevole e alcuni effetti secondari. Si presenta sotto forma di polvere bianca inodore e insapore. Si trova in notevoli quantità anche nelle crocifere: broccoli, cavolo cappuccio e cavolfiore. Purtroppo, durante la preparazione dei cibi, se ne perdono notevoli quantità: essendo il MSM un minerale idrosolubile viene drasticamente eliminato sia tramite il lavaggio che durante la cottura, ma sia per motivi igenici che di digeribilità queste due fasi non sono eliminabili.

Lo zolfo è il quarto minerale come quantità presente nel nostro corpo. È quindi di fondamentale importanza per tutte le funzioni delle nostre cellule. Se siamo carenti di zolfo organico, il nostro organismo non riesce a produrlo da solo per ricostruire delle cellule sane e flessibili. Uno dei suoi compiti è quello di fare in modo che le cellule siano più "permeabili". Questo significa che le cellule possono eliminare più facilmente "i rifiuti" che si formano al loro interno e altrettanto facilmente assorbire le sostanze nutrienti. La caratteristica di aumentare la permeabilità delle cellule può spiegare le capacità dell' MSM di lenire il dolore che spesso è causato da un accumulo di sostanze tossiche nelle articolazioni, nei muscoli e nei liquidi.

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Flusol, Sulfo Balsamica

Monacolina K

Monacolina K

La monacolina K è un composto frutto dalla fermentazione di un fungo noto come "Monascus purpureus". Anche se non potrebbe dirsi "alimentare" in senso stretto, il Monascus è un fungo che normalmente si sviluppo durante la fermentazione del riso e che da secoli si impiega per la preparazione di bevande e salse, soprattutto nella tradizione cinese.

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Decol

N-acetilcisteina

N-acetilcisteina

L’acetilcisteina (o N-acetilcisteina) è un derivato N-acetilato dell’amminoacido cisteina. Essa presenta attività antiossidante e mucolitica. Si è inoltre riscontrato che può avere proprietà antiapoptotica, epatoprotettrice e nefroprotettrice.
L'utilizzo dell'acetilcisteina in caso d'avvelenamento da paracetamolo è dovuto alla sua capacità di rigenerare le scorte di glutatione a livello epatico. La cisteina, di cui l'acetilcisteina è sostanzialmente una forma di rilascio, è uno dei precursori del glutatione. A livello epatico il paracetamolo viene metabolizzato in N-acetil-benzochinoneimina, un metabolita in grado di indurre un notevole stress ossidativo e di legarsi covalentemente a molte proteine. A dosaggi terapeutici, l'N-acetil-benzochinoneimina viene prontamente coniugata con il glutatione formando un composto non tossico. Ad elevate concentrazioni, invece, il glutatione non risulta essere sufficiente per cui, al fine di ripristinarne i livelli fisiologici viene somministrata acetilcisteina ad alti dosaggi.
L'attività mucolitica dell'acetilcisteina è dovuta alla sua capacità di ridurre i ponti di solfuro tipici delle proteine presenti nel muco (mucoproteine).
Le azioni dell'acetilcisteina si esplicano sulla pelle, per un'azione di inibizione dei ROS (Radicali Liberi dell'Ossigeno), che sono anche causa di aumento di collagenasi e MMPs in genere; l'aumento dei ROS comporta una precoce invecchiamento delle strutture profonde della pelle.

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Flusol, Vois

Neomicina

Neomicina

La neomicina è un principio attivo che appartiene alla famiglia degli amminoglicosidi.

Niaouli

Niaouli

Denominazione botanica: Melaleuca Quinquinerva / Veridiflora.
Famiglia: Myrtaceae.
Parte impiegata: foglie e getti.
Origine: Nuova Caledonia e Australia.
Descrizione della fragranza: la profumazione é fresca, simile all'eucalipto. Il suo aroma fresco lo rende ideale come espettorante, o semplicemente per rinfrescare ambienti chiusi, quindi utile anche per la casa durante la stagione invernale.
L'albero di Niaouli è un sempreverde dalle foglie aguzze ed i fiori gialli allungati. Le foglie sono molto profumate ed una volta schiacciate rilasciano subito la fragranza caratteristica.

Nell'immagine a fianco e' riportata la formula chimica del Cineolo, importante sostanza presente nell’essenza di Niaouli.

Pantenolo

Pantenolo

L'acido pantotenico (vitamina B5 o vitamina W) deriva da una fusione, tramite legame carboamidico, di una molecola di β-alanina con una di acido pantoico. La forma chirale attiva è solamente quella destrogira. L'acido pantotenico è instabile al calore, alle basi ed agli acidi ed è solubile in acqua.
L'acido pantotenico è un componente, insieme all'ATP ad alla β-mercaptoetilammina, del Coenzima A ed anche della fosfopanteteina.
La fosfopanteteina agisce legandosi ad una serina della proteina trasportatrice di gruppi acili (ACP) ed ha un'importante funzione nella sintesi degli acidi grassi. Il Coenzima A (CoA) funziona come trasportatore di gruppi acili e acetili e, come tale, entra nelle vie metaboliche dei carboidrati, degli aminoacidi, degli acidi grassi, dei composti steroidei, dei corpi chetonici e partecipa anche ad altre reazioni di acetilazione.
Il CoA può donare gruppi acili od acetili anche alle proteine determinando, così, regolazione di vari sistemi cellulari o protezione dalla proteolisi. La chiave dell'azione del CoA e della fosfopanteteina è il gruppo tiolico terminale che si lega ad un gruppo carbossilico formando un tioestere che presenta una variazione di energia libera elevata (~ -7,5 Kcal/mole) per la reazione di idrolisi, ovvero con un alto potenziale di trasferimento dei gruppi legati.

Pectina

Pectina

La pectina è una fibra idrosolubile (polisaccaride composto da una catena lineare di molecole di acido galatturonico) presente nelle membrane cellulari di alcuni vegetali. In particolare, ne sono ricche le mele e gli agrumi.
Le pectine formano dei colloidi gelatinosi, abbondanti nella parete cellulare della frutta: essi vengono idrolizzati con la maturazione da alcuni enzimi come la pectasi e la pectinasi.
La pectina è utile come gelificante.

Perilla frutescens Estratto

Perilla frutescens Estratto

Perilla frutescens (L.) Britton, nota come shiso o egoma, è una pianta coltivata principalmente in Oriente (soprattutto in Cina, in Giappone e in Corea), molto simile al basilico, infatti appartiene alla stessa famiglia, per questo è chiamata anche basilico giapponese.
Gli usi della Perilla sono diversi: è una pianta aromatica, medicinale e ornamentale. Dai semi di Perilla si estrae un olio ricco di acidi grassi polinsaturi, preziosi per il benessere, come gli acidi omega 3 e omega 6. Nei semi sono inoltre presenti flavonoidi (potenti antiossidanti naturali), vitamina A, vitamina E ed importanti minerali come calcio e ferro.
Secondo la tradizione erboristica, la Perilla vanta proprietà aromatiche, digestive, toniche e antibatteriche ed aiuta le difese naturali dell'organismo.
Alcuni studi hanno dimostrato che l’estratto delle foglie di Perilla frutescens (Nutigut®) coniuga l’azione antispasmodica con quella antinfiammatoria, portando ad un immediato sollievo dal disagio gastrointestinale e riequilibrando la motilità intestinale.

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Nausil Forte

Pino Silvestre

Pino Silvestre

Il pino silvestre è una pianta sempreverde antichissima, che già Ippocrate utilizzava con successo in ambito officinale, per la sua capacità di curare le malattie respiratorie.
L’olio essenziale che si estrae dagli aghi del pino è giallo e dal profumo balsamico. Quest'olio, con notevoli proprietà antisettiche, lenitive, espettoranti, depurative e, appunto, balsamiche, viene impiegato in caso di malattie da raffreddamento, in particolare per i disturbi a carico della gola e, soprattutto, dei bronchi; in caso di secrezioni bronchiali, in fatti, l’olio di pino silvestre riesce a rendere fluida l’area favorendo l’espulsione del muco.

Infine, le proprietà antisettiche e lenitive dell’olio di pino si esprimono favorevolmente sui reumatismi, che necessitano di massaggio morbido e delicato. Si può unire l’olio essenziale di pino silvestre all’olio di mandorle dolci (olio di base) e per 2-3 volte ogni giorno massaggiare l'area dolorante. E' utile il massaggio da distesi o prima di andare a dormire; l'uso di un panno caldo di cotone o di lana massimizza gli effetti dell'olio essenziale che, penetrando nella pelle, la nutre in profondità con i suoi principi attivi.

Nell'immagine a fianco e' riportata la formula chimica del Limonene, importante sostanza presente nell’essenza di Pino Silvestre.

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Sulfo Balsamica

Potassio Cloruro

Potassio Cloruro

Il cloruro di potassio è il sale di potassio dell'acido cloridrico. La sua formula è KCl.
A temperatura ambiente si presenta come una polvere cristallina bianca. In natura si rinviene in rocce evaporitiche (che prendono il nome, nell'industria mineraria, di silviniti se ad alto contenuto di silvite) costituite da diversi sali potassici quali silvite, carnallite, kainite e altri, miscelati con halite (NaCl). Lo ione potassio (K+) è vitale nel corpo umano e l'assunzione per via orale di piccole quantità di cloruro di potassio è il modo più comune per reintegrarne la concentrazione.

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Nausil Idra

Saccharomyces Boulardii

Saccharomyces Boulardii

Il Saccharomyces Boulardii è un lievito selezionato, sicuro per uso umano e geneticamente resistente agli antibiotici. La letteratura internazionale lo descrive capace di antagonismi diretti, o indiretti per azione anti-tossine, verse diversi microrganismi patogeni, virus inclusi, potenzialmente colonizzanti l’intestino umano e causanti dismicrobismo e sindromi diarroiche correlate. La letteratura lo descrive comunque anche capace di azione anti-diarroica in situazioni, come ad esempio la nutrizione enterale o la sindrome del colon irritabile, dove l’eziopatogenesi microbica è francamente meno certa.

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Nausil Stop

Sisymbrium officinale scopoli (Erisimo)

Sisymbrium officinale scopoli (Erisimo)

Sisymbrium officinale scopoli (Erisimo) è una pianta appartenente alla famiglia delle Brassicaceae o Crocifere.
E' comune nei terreni incolti e vicino ai centri abitati in tutta Europa, conosciuta ma non diffusa nel continente americano.
Si utilizzano in erboristeria le infiorescenza e le foglie.
E' detta anche "erba dei cantanti", poichè risolve problemi di gola come afonia e raucedine.

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Vois

Sodio alginato

Sodio alginato

Il sodio alginato è un composto chimico formato dal sale di sodio dell'acido alginico, con formula minima NaC6H7O6.
Estratto dalle pareti cellulari delle alghe, si presenta come una gomma. Presenta numerosi utilizzi sia in campo alimentare sia in campo farmaceutico.
La sospensione formata dal sodio alginato, una volta ingerita, reagisce con l'acido cloridrico presente nello stomaco, formando a livello del cardias una copertura della consistenza di un gel di acido alginico.
Tale struttura gelificata di sodio alginato, con caratteristiche di pH vicino alla neutralità, galleggia sopra al cibo presente nello stomaco, impedendo in modo efficace il reflusso gastroesofageo.

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Deflux

Sodio bicarbonato

Sodio bicarbonato

L'idrogenocarbonato di sodio o carbonato acido di sodio o carbonato monosodico (o bicarbonato di sodio che è il nome più comune, ma che è stato deprecato dalla IUPAC) è un sale di sodio dell'acido carbonico. A differenza del carbonato, l'idrogenocarbonato mantiene uno ione idrogeno dell'acido corrispondente.

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Deflux

Sodio Citrato Trisodico Biidrato

Sodio Citrato Trisodico Biidrato

Il citrato di sodio (o citrato di trisodio) è il sale di sodio dell'acido citrico. Il sodio assunto attraverso la dieta è un elemento molto importante per il controllo della pressione arteriosa, del volume ematico e dei liquidi extracellulari, per la trasmissione degli impulsi nervosi e la contrazione muscolare, per gli scambi cellulari e l’equilibrio acido base. Il citrato di sodio viene utilizzato sia in campo alimentare come additivo per correggere l’acidità, sia in campo farmaceutico. In campo farmaceutico l’applicazione maggiore si ha come antiacido, nel trattamento dell’iperacidità gastrica, di bruciori di stomaco, di difficoltà digestive. Infatti, come tutti i sali di un acido debole, il citrato di sodio agisce da tampone stabilizzando il pH acido dello stomaco.

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Nausil Idra

Sodio Cloruro

Sodio Cloruro

Il cloruro di sodio è il sale sodico dell'acido cloridrico ed è il costituente principale del comune sale da cucina. A temperatura ambiente si presenta come un solido cristallino incolore e con un odore e un sapore caratteristici. I suoi cristalli hanno un reticolo cubico ai cui vertici si alternano ioni sodio Na+ e ioni cloruro Cl−. Il cloruro di sodio è essenziale per la vita sulla Terra. La maggior parte dei tessuti e dei fluidi degli esseri viventi contiene una qualche quantità di sale. Gli ioni sodio sono essenziali per la trasmissione dei segnali sensoriali e motori lungo il sistema nervoso.

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Solfuro di Sodio

Solfuro di Sodio

L'acido solfidrico (o idrogeno solforato, nome IUPAC solfuro di diidrogeno) è un acido debole, diprotico, gas incolore a temperatura ambiente, contraddistinto dal caratteristico odore di uova marce; la sua formula chimica è H2S, il suo numero CAS è 7783-06-4. È solubile in acqua in ragione di 4 g/l a 20 °C, tale soluzione ha pH 4,5. È anche solubile in etanolo, fino a 10,6 g/l a 20 °C. I suoi sali sono chiamati solfuri e molti di essi sono insolubili in acqua; questo effetto viene sfruttato nel riconoscimento qualitativo dei cationi di numerosi metalli di transizione e del gruppo p. L'acido solfidrico è estremamente velenoso. Una prolungata esposizione può essere mortale.
In natura l'acido solfidrico si forma per decomposizione delle proteine contenenti zolfo da parte dei batteri, si trova pertanto nei gas di palude, nel petrolio greggio e nel gas naturale. È, insieme ai mercaptani, il responsabile dello sgradevole odore delle feci e delle flatulenze.
L'acido solfidrico è anche il sottoprodotto di alcune attività industriali quali l'industria alimentare, la depurazione delle acque tramite fanghi, la produzione di coke, la concia dei pellami e la raffinazione del petrolio. Data la sua natura acida, reagisce con gli alcali ed intacca i metalli. In presenza di aria umida è uno dei pochi acidi capaci di aggredire l'argento, che si copre in sua presenza di una patina nera di solfuro d'argento. La presenza di acido solfidrico (o di ioni solfuro) viene rilevata per reazione con acetato di piombo, con il quale il solfuro reagisce formando solfuro di piombo, nero ed insolubile. (CH3COO)2Pb + H2S → 2CH3COOH + PbS. Utilizzando la tioacetammide, è possibile produrre acido solfidrico in situ, per idrolisi con acqua calda.

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Sedo Calcio Plus

Sorbitolo

Sorbitolo

Il sorbitolo (o glucitolo) è l' alditolo del glucosio.
È presente nelle alghe rosse e in molte bacche e frutti come mele, pere, susine, ciliegie e sorbe da cui prende il nome.
Il suo potere dolcificante è circa il 60% del saccarosio. Per le sue caratteristiche, è molto utilizzato nell'industria alimentare come dolcificante, stabilizzante e agente lievitante con il nome E420.
Un notevole vantaggio dell'uso del sorbitolo come dolcificante è dovuto al fatto che i batteri che causano la carie non riescono a utilizzarlo per il loro metabolismo.
Per la sua proprietà di trattenere acqua viene utilizzato per prevenire la disidratazione di alimenti esposti all'aria.
Il sorbitolo viene trasformato, nell'organismo umano, in monosaccaridi (soprattutto fruttosio) senza l'intervento dell'insulina: può quindi essere presente nell'alimentazione dei diabetici. Il suo potere calorico è simile a quello del glucosio (circa 4 Cal/g).

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Steroli vegetali (Fitosteroli)

Steroli vegetali (Fitosteroli)

I fitosteroli sono un gruppo di steroli che possono essere ritrovati nelle piante. I fitosteroli si ritrovano in piccole quantità negli oli vegetali, specialmente ne risultano essere ricche le specie appartenenti al genere Hippophae, l'Olio di semi di mais e l'Olio di semi di soia.

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Decol

Tannini da Myrtus communis

Tannini da Myrtus communis

I tannini e le sostanze tannino simili (acilfluoroglucinoli), contenuti nelle foglie di mirto sono descritti in letteratura avere azioni anti-microbiche, anti-ossidanti ed antinfiammatorie. Il loro scarso assorbimento dopo somministrazione orale concentra i tannini proprio a livello intestinale dove esercitano tali effetti che nell’insieme si traducono in azione anti-diarroica.

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Tocoferolo Acetato

Tocoferolo Acetato

I tocoferoli presentano tre centri stereogenici (su C2, C4 e C8) ed i tocotrienoli uno solo (C2). Il tocoferolo naturale, usato come termine di confronto per la valutazione dell’attività biologica delle altre sostanze, essendo il più attivo, presenta i tre atomi chirali nella configurazione R (per cui viene detto anche RRR-tocoferolo).
I tocoferoli sono composti oleosi, insolubili in acqua e solubili nei solventi apolari. Sono facilmente degradati dall’ossigeno e dai raggi UV e sono abbastanza resistenti al calore.
L’assorbimento della vitamina E è conosciuto bene solo per quel che riguarda i tocoferoli. Essi vengono assorbiti a livello dell’intestino tenue previa precedente idrolisi, qualora presenti sotto forma di esteri. La buona funzionalità delle vie di idrolisi ed assorbimento dei lipidi è essenziale anche per i tocoferoli in quanto questi ultimi vengono inclusi in micelle formate dagli acidi biliari e dai prodotti dell’idrolisi lipidica avvenuta per azione del succo pancreatico. Generalmente l’assorbimento dei tocoferoli varia tra il 20 ed il 40% di quello assunto con i cibi.
I tocoferoli vengono assorbiti dagli enterociti e vengono poi rilasciati, inglobati nei chilomicroni, nella circolazione linfatica e da lì rilasciati in quella sistemica. Nel flusso ematico, essi vengono trasportati inclusi nelle lipoproteine.

Nel fegato viene attuata una selezione preferenziale del RRR-tocoferolo che viene incorporato nelle lipoproteine epatiche, mentre gli altri composti con azione vitaminica simile non vengono accettati. Questo processo avviene grazie ad una specifica proteina legante l’α-tocoferolo (α-tocopherol binding protein: a TBP) che lo lega, lo trasporta agli scompartimenti cellulari e ne permette l’inclusione nelle lipoproteine.
La maggior parte della vitamina E plasmatica viene rinvenuta nelle lipoproteine a bassa densità (LDL), ma se ne trova anche a livello delle VLDL e delle lipoproteine ad alta densità (HDL). La vitamina viene scambiata tra le diverse lipoproteine, ma è anche ceduta agli eritrociti ed a vari tessuti (specialmente adiposo e muscolare) tramite l’azione di lipasi che, scindendo i trigliceridi, permettono anche la liberazione del tocoferolo.

Il metabolismo del tocoferolo è assai lento ed esso viene eliminato nelle feci, sotto forma di α-tocoferilidrochinone e α-tocoidrochinone, e nelle urine sotto forma di acido tocoferonico: questi composti che vengono coniugati con acido glucuronico. Le azioni ed i meccanismi con cui la vitamina E agisce nell’organismo erano quasi del tutto oscuri fino ad un decennio fa.
La vitamina ha un ruolo importante, quale fattore antiossidante, nella prevenzione dell’ossidazione degli acidi grassi polinsaturi, evento chiave nello sviluppo del processo di perossidazione lipidica. Tale evento, scatenato dall’azione di radicali liberi, si sviluppa attraverso delle reazioni a catena che continuano il processo. La vitamina E è in grado di bloccare questo fenomeno donando un elettrone ai radicali perossilipidici, rendendoli in tal modo meno reattivi e bloccando di fatto la perossidazione lipidica.

Tale reazione redox trasforma la vitamina E in un radicale α-tocoferossilico che è piuttosto stabile, grazie allo sviluppo di fenomeni di risonanza, quest'ultimo può reagire con la vitamina C o con il glutatione o con il coenzima Q10 per riformare l’α-tocoferolo.
Poiché lo sviluppo della perossidazione lipidica può determinare profonde alterazioni delle membrane cellulari, si comprende il motivo per cui alla vitamina E è riconosciuto un ruolo importante nel mantenere tali strutture indenni. Ciò è verificato anche dal fatto che gli eritrociti, che sono particolarmente sottoposti a stress ossidativo, risentono abbastanza presto di stati carenziali di vitamina e divenendo più sensibili all’emolisi.
La vitamina E, inoltre, sembra regolare l’attività della lipossigenasi e della cicloossigenasi. Tali enzimi sono coinvolti nella formazione di prostanoidi, composti capaci di mediare i fenomeni d’aggregazione piastrinica i quali vengono accentuati dalla mancanza della vitamina.

Triptofano

Triptofano

E' uno degli aminoacidi più importanti, presente soprattutto nella carne e negli altri prodotti animali.
Come gli altri aminoacidi, assunto con l'alimentazione, serve soprattutto a rigenerare i vari tessuti. Se assunto da solo, lontano da un pasto proteico (ad esempio prima di andare a dormire) il triptofano si trasforma in un neurotrasmettitore, in questo caso nella serotonina.
Come tutti sanno, la serotonina può trasformarsi ulteriormente in melatonina. Quindi il triptofano, assunto alla sera, ha un marcato (e naturale) effetto calmante, concilia il sonno, distende i nervi, essendo un antagonista della dopamina che invece è il neurotrasmettitore dell'aggressività.
Il triptofano puo' essere considerato “parente” della vitamina PP: attraverso processi organici puo', infatti, trasformarsi in quest'ultima; presenta alcune proprietà della vitamina sopracitata, tra le quali l'effetto distensivo sul sistema nervoso centrale.

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Acufen Plus

Valeriana

Valeriana

Contiene olio essenziale, idrocarburi monoterpenici, a base di pinene, camfene, limonene, esteri del borneolo (isovalerianato di bornile, acetato di bornile), velene, valerenale, velerinone, formiato di bornile, isobutirrato di geranile, eugenolo, acido acetico, formico e malico, valerianina, catinina, isovalerianato di bornile, acido valerianico, due acidi valeriotannici, alcool chesilico, micillagine, resine, contiene anche iridoidi valeropotrati (che comprendono i valtrati, valtrato isovalerossidrina, acevaltrato, valeroclorina) diidrovaltrati, omodivaltrato, faurinone, alcaloidi, numerosi enzimi e colina, acido clorogenetico, acido caffeico, Beta-sitosterolo, tannini, gomme e molti altri componenti.

Utilizzo: abitualmente usata come sedativo, tranquillante e sonnifero, ha attività depressiva sul sistema nervoso centrale. E' utile nelle sindromi ansiose, come coadiuvante, nella insonnia e nell'affaticamento intellettuale.

Nell'immagine a fianco e' riportata la formula chimica dell'Acido Valerianico, importante sostanza presente nell’essenza di Valeriana.

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Vicenin-2, flavonoide rappresentativo dell'estratto di Perilla

Vicenin-2, flavonoide rappresentativo dell'estratto di Perilla

Vitamina A

Vitamina A

La vitamina A si presenta in tre diverse forme: alcolica (retinolo), aldeidica (retinaldeide) ed acida (acido retinoico). Esse sono derivati isoprenoici, costituiti dall'unione di 4 catene di isoprene.
Tra i carotenoidi, pigmenti vegetali, si trovano nell'organismo soprattutto: α-carotene, β-carotene, luteina, zeaxantina, criptoxantina e licopene.
Gli alimenti di origine animale contengono soprattutto retinolo e suoi esteri (specie retinolo palmitato), mentre nei vegetali si trovano soprattutto carotenoidi. Gli esteri del retinolo prima di essere assorbiti, vengono idrolizzati da diversi enzimi: lipasi, carbossilestere-lipasi di origine pancreatica e da una retinilestere idrolasi che si trova sulle membrane degli enterociti. L'assorbimento del retinolo avviene tramite un processo di diffusione facilitata ma, qualora la concentrazione di retinolo sia elevata, possono intervenire anche meccanismi di diffusione passiva. L'assorbimento del retinolo dipende dalla presenza di lipidi e di sali biliari.

I carotenoidi vengono assorbiti, per un quantitativo variabile dal 5 al 50%, tramite un meccanismo di trasporto passivo, anch'esso influenzato dalla presenza di lipidi. Parte dei carotenoidi che si trovano negli enterociti viene trasformata in retinoidi tramite due differenti meccanismi. Il β-carotene, per esempio, viene trasformato in retinaldeide, tramite rottura della parte centrale della molecola, la quale viene convertita in retinolo tramite una riduttasi dipendente da NADH o NADHP. La rottura della parte periferica, invece, dà origine ad un apo-carotinale che viene trasformato in acido retinoico o retinolo.
All'interno delle cellule dell'epitelio intestinale, parte dei carotenoidi viene trasformata in retinaldialdeide.
Il retinolo ed i suoi metaboliti vengono legati ad una specifica proteina, la proteina legante il retinolo cellulare (cellular retinol binding protein, CRBP). Successivamente il retinolo viene coniugato con palmitato, stearato o oleato attraverso due enzimi: l'acil-coenzima A-retinolo aciltransferasi e la lecitina-retinolo aciltransferasi.

Gli esteri del retinolo così formati e i carotenoidi ancora non metabolizzati vengono incorporati nei chilomicroni e da essi vengono trasportati nel fegato. A questo punto gli esteri del retinolo vengono idrolizzato mentre i carotenoidi possono venir trasformati in retinolo od essere secreti dalla cellula all'interno delle VLDL. Il retinolo intracellulare viene portato nel reticolo endoplasmatico e lì si lega ad una proteina legante il retinolo (retinol binding protein, RBP). Il complesso retinolo-proteina viene trasportato nelle cisterne del complesso di Golgi e da lì viene espulso dall'epatocita e trasferito alle cellule di Ito od alle cellule stellate, deputate all'immagazzinamento dei lipidi, le quali trattengono il retinolo, dopo averlo esterificato, nel citoplasma.
I livelli plasmatici di vitamina A sono sottoposti a meccanismi omeostatitici molto precisi tali per cui la sua concentrazione plasmatica viene mantenuta tra 40 ed 80 µg/dl. In caso di necessità infatti, il retinolo viene rilasciato dagli epatociti legato alla RBP e dalle cellule di immagazzinamento, dopo idrolisi del legame esterico.

Nel plasma il complesso retinolo-PRB si lega alla transtiretina, deputata anche al trasporto degli ormoni tiroidei, mentre il retinolo viaggia coniugato a varie proteine plasmatiche. I carotenoidi vengono trasportati tramite lipoproteine.
L'ingresso del retinolo nelle cellule è un fenomeno ancora poco chiaro. Nel plasma, infatti, esiste un quantitativo di retinolo libero che pare sia in equilibrio con quello legato alla RBP. Si suppone che esso possa penetrare nelle cellule tramite un meccanismo non mediato da recettori. Si è visto, tuttavia, che alcune linee cellulari esprimono un recettore per la RBP la quale, legandosi, trascina con sé il retinolo trasportato. Si suppone, infine, che i carotenoidi entrino nelle cellule utilizzando i recettori per le lipoproteine.
Una volta entrato nella cellula, il retinolo si lega alla proteina CRBP e parte di esso viene esterificata, al fine d'immagazzinarlo o convertita nelle due forme attive: acido retinoico e retinaldeide. La maggior parte del retinolo penetrato non subisce modifiche e ritorna nel plasma. I carotenoidi entrati nelle cellule vengono trasformati in retinoidi con un meccanismo analogo a quello che avviene negli enterociti.

La vitamina A nell'organismo presenta numerose funzioni biologiche che riguardano soprattutto la visione e la differenziazione cellulare.
La retinaldeide, che si può formare anche dal retinolo tramite una alcol deidrogenasi, fa parte del meccanismo della visione. La retinaldeide (detta anche retinale) nella forma 11-cis, infatti, è unita ad una proteina retinica, l'opsina, tramite un legame covalente con il residuo di lisina numero 296, formando la rodopsina. Quando un fotone colpisce la rodopsina, il retinale isomerizza nella forma tutta trans e ciò determina un cambiamento conformazionale della rodopsina ed attivazione di una cascata molecolare mediata da una proteina G che determina la generazione di impulsi elettrici. Il retinale tutto trans si stacca dall'opsina e viene ridotto, ad opera di una deidrogenasi dipendente da NADPH, a retinolo tutto trans che viene poi ricaptato dal'epitelio della retina ed immagazzinato, dopo essere stato esterificato. Il retinolo tutto trans viene successivamente riconvertito in retinaldeide 11-cis tramite reazioni di ossidazione ed isomerizzazione.

L'acido retinoico sembra partecipare alla maturazione embrionale ed alla differenziazione di alcune linee cellulari. I recettori per l'acido retinoico fanno parte di una famiglia di recettori nucleari che comprende anche quelli per la vitamina D. L'acido retinoico penetrato nella cellula viene portato al recettore tramite specifiche proteine cellulari di trasporto ed, una volta legatosi, determina regolazione dell'espressione di alcuni geni.
Un altro derivato del retinolo biologicamente attivo è il retinol-fosfato. Pare che esso agisca come donatore di zuccheri nella formazione delle glicoproteine.
I carotenoidi presentano diverse azioni biologiche. Alcuni di essi sono provitamine, specie il β-carotene, altri (specie luteina e zeaxantina) sembrano importanti per una buona funzionalità della macula della retina, ed altri ancora agiscono da composti antiossidanti.

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Vitamina B1

Vitamina B1

Si compone di un anello tiazolico e di uno pirimidinico uniti tra loro da un gruppo metilenico. È una vitamina idrosolubile che in acqua forma soluzioni debolmente acide (N dell'anello tiazolico è assai elettronegativo per cui forma un legame molto polare che spinge CH a comportarsi da acido rilasciando un protone) e che, in tali condizioni, ha una buona stabilità al calore ed all'ossidazione, ma si inattiva in tempi rapidi se il pH è alcalino. In ambiente basico, inoltre, l'aggiunta di ferricianuro ne determina l'ossidazione a tiocromo, composto fluorescente utile per determinarne la quantità nei campioni.
La tiamina, una volta assunta con gli alimenti, si presenta nell'intestino in forma libera o come fosfoestere, nel qual caso viene poi sottoposta ad idrolisi dalle fosfatasi. La forma libera della vitamina viene assorbita da due diversi meccanismi: uno di trasporto attivo saturabile (operante a concentrazioni di tiamina fisiologiche di circa 2 μM) ed uno di trasporto passivo non saturabile (operante a concentrazioni più elevate). I processi di assorbimento avvengono per lo più a livello del duodeno a diminuiscono lungo l'intestino tenue.

Una volta entrata negli enterociti, la tiamina viene liberata nel plasma o in forma libera o coniugata con un gruppo fosfato (tiamina monofosfato). Una volta arrivata nei tessuti essa viene fosforilata a tiamina difosfato (o pirofosfato), la forma attiva, dalla tiamina-pirofosfato sintetasi.
La tiamina pirofosfato (TPP) è il coenzima delle decarbossilasi dei chetoacidi e delle transchetolasi. Essa, infatti, ha un ruolo importante nella decarbossilazione ossidativa del piruvato e dell'α-chetoglutarato nel ciclo di Krebs (importante per la formazione di energia metabolica) e nella reazione transchetolasica nel ciclo dei pentosi fosfato (importante per la produzione di NADPH e di ribosio 5-fosfato).
Il meccanismo chimico delle reazioni in cui interviene la tiamina prevede la formazione di un legame covalente tra C2 dell'anello tiazolico ed il carbonio carbonilico della molecola da trasformare. Successivamente si sviluppa una reazione di decarbossilazione (perdita di CO2). La transchetolasi, invece, catalizza il trasferimento di un gruppo aldeidico da un donatore ad un accettore.

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Acufen Plus, Nausil, Nausil Forte

Vitamina B12

Vitamina B12

La vitamina B12 è una sostanza di colore rosso, cristallina, igroscopica, fotosensibile ed altamente solubile in acqua; è formata da un anello corrinico (composto da 4 anelli pirrolici e tre ponti metinici) con al centro un atomo di cobalto coordinato da quattro atomi di azoto. Il cobalto presenta, inoltre, due legami di coordinazione perpendicolari rispetto al piano dell'anello. Il primo di essi si stabilisce con una molecola di 5,6 dimetilbenzimidazolo legata, a sua volta, ad un ribosio 3-fosfato. Il secondo legame si stabilisce con diversi gruppi (R) i quali possono essere: cianidrico -CN (cianocobalamina); ossidrilico -OH (idrossicobalamina); metile -CH3 (metilcobalamina); 5-deossiadenosile (5'-deossiadenosilcobalamina).
Le forme metabolicamente attive sono la metil- e la 5'-deossiadenosilcobalamina. La cianocobalamina è un artefatto che si forma durante i processi di estrazione in quanto si utilizza la papaina, proteasi che viene attivata dall'aggiunta di CN-. L'idrossicobalamina è la forma naturale con cui la vitamina viene di solito assunta.

Nello stomaco, l'ambiente acido e la pepsina staccano la cobalamina dalle proteine cui si trova associata ed essa, poi, si lega alla cobalofillina, proteina che viene secreta nella saliva. Nel duodeno, l'azione delle proteasi provenienti dal pancreas determina la degradazione della cobalofillina e la cobalamina, aiutata dall'ambiente alcalino, si lega ad una glicoproteina che viene rilasciata dalle cellule parietali dello stomaco: il fattore intrinseco.
Il complesso vitamina-fattore intrinseco viene riconosciuto da uno specifico recettore, situato sugli enterociti dell'ileo, che lega il tutto e, tramite un processo di endocitosi, ne permette il trasporto all'interno della cellula. La vescicola così formata raggiunge la parte opposta dell'enterocita e, fondendosi con la membrana basolaterale, libera il tutto all'esterno. Durante questo processo, la cobalamina si stacca dal fattore intrinseco (forse per azione delle vescicole lisosomiali) ed una volta all'esterno viene legata da due proteine di trasporto che portano la vitamina ai tessuti: la transcobalamina I e la transcobalamina II. Il complesso che si forma con tali proteine viene riconosciuto da un recettore specifico che permette l'ingresso della vitamina nelle cellule, ancora una volta per endocitosi.

L'atomo di cobalto (un elemento altrimenti estremamente tossico per l'organismo) nell'idrossicobalamina si trova nello stato di ossidazione +3. Per formare la forma attiva, interviene una flavoproteina reduttasi, utilizzante NADH, che riduce il cobalto prima a +2 e poi a +1. Sotto questo stato di ossidazione il cobalto si può legare al C5 di una molecola di ATP, spiazzandone i tre gruppi fosfato, e dare origine alla 5-deossiadenosilcobalamina.
Sotto forma di deossiadenosilcobalamina, la vitamina B12 interviene in due processi: la conversione di metilmalonil-CoA in succinil-CoA tramite l'enzima metilmalonil-CoA mutasi e la sintesi dei 2-desossiribonucleotidi.
Sotto forma di metilcobalamina interviene in questa reazione: conversione di omocisteina in metionina tramite l'enzima omocisteina metiltrasferasi e l'ausilio del metiltetraidrofolato.
È interessante notare che questa reazione è una delle poche in cui vengono in contatto la vitamina B12 e l'acido folico.

Se tale reazione non avviene si blocca la trasformazione di metiltetraidrofolato in tetraidrofolato, con conseguente accumulo del primo composto. La diminuzione del tetraidrofolato e del suo derivato metilentetraidrofolato determina un blocco degli enzimi che necessitano di questi due composti. Ciò comporta una disfunzione delle vie metaboliche producenti purine e desossitimidina monofosfato.
Poiché le reazioni interessate dalla 5-deossiadenosilcobalamina intervengono nel metabolismo degli acidi grassi si ritiene che un loro blocco possa interessare soprattutto le membrane neuronali e questo spiegherebbe il coinvolgimento neurologico molto frequente in caso di carenza di vitamina B12.

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Acufen Plus

Vitamina B2

Vitamina B2

La riboflavina (o vitamina B2) venne isolata per la prima volta nel 1927 ad opera di Paul Gyorgy. Successivamente si vide anche che il latte presentava elevate concentrazioni di tale sostanza che all'inizio venne appunto denominata lattoflavina. In un primo tempo era stata denominata vitamina G.
Il chiarimento della sua struttura chimica e la constatazione della presenza di una molecola di ribitolo fece sì che il nome della vitamina fosse cambiato in quello di riboflavina. Nel 1935 avvenne la sintesi di tale composto ad opera di Richard Kuhn.

La riboflavina è un composto eterociclico ottenuto da una molecola di flavina cui è legata una catena formata da ribitolo. È un composto di colore giallo, poco solubile in acqua, stabile al calore (la cottura ne determina l'inattivazione di solo il 10-20% del quantitativo totale) e fluorescente qualora sottoposto a luce ultravioletta.
Se colpito dalla luce, si determina una reazione di fotolisi che produce il distacco di un radicale ribitolo e conseguente perdita dell'azione vitaminica.
La riboflavina si trova negli alimenti principalmente come forma fosforilata. Essa, per essere assorbita, viene defosforilata da specifiche fosfatasi che si trovano nell'intestino tenue. Successivamente la vitamina viene assorbita tramite un sistema di trasporto facilitato.
La riboflavina viene trasportata nel sangue legata ad alcune proteine plasmatiche, soprattutto albumina ed altre globuline quali IgA, IgG ed IgM. Dal sangue essa raggiunge il fegato ed altri tessuti dove viene successivamente trasformata in flavin-mononucleotide (FMN) e flavin-adenin-dinucleotide (FAD), le due forme coenzimatiche.

Circa il 12% della vitamina assunta con la dieta viene eliminata con le urine sotto forma di riboflavina. La conversione della riboflavina nelle due forme coenzimatiche avviene attraverso reazioni di fosforilazioni: FMN si ottiene per fosforilazione di una molecola di riboflavina: riboflavina + ATP -> FMN + ADP; FAD si ottiene per adenilazione di una molecola di FMN: FMN + ATP -> FAD + Pi-Pi (pirofosfato). Le due forme coenzimatiche sono componenti essenziali degli enzimi flavinici, funzionando da gruppi prostetici. Essi intervengono in varie reazioni di ossidoriduzione del metabolismo dei carboidrati, proteine e lipidi tra cui: decarbossilazione ossidativa del piruvato, ossidazione di acidi grassi ed aminoacidi, trasporto degli elettroni durante la fosforilazione ossidativa. La riboflavina ed il suo 5'-fosfato sono additivi alimentari censiti dall'Unione Europea e identificati rispettivamente dalle sigle E 101 e E 101a.

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Acufen Plus, Nausil, Nausil Forte

Vitamina B6

Vitamina B6

Le forme della vitamina B6 sono stabili al calore soprattutto in ambiente acido ma vengono decomposte dalla luce o da sostanze ossidanti.
Sembra che l'assorbimento della vitamina B6 avvenga a livello del digiuno tramite un processo di diffusione passiva. Le tre forme della vitamina, tuttavia, si possono trovare negli alimenti sotto forma di esteri 5'-fosfati i quali vengono sottoposti ad un processo di idrolisi energia-dipendente. Dalle cellule dell’epitelio intestinale la vitamina passa nel sangue ove si può trovare legata all’albumina oppure all’emoglobina (in quest’altro caso si trova all’interno dei globuli rossi).
Gran parte della vitamina viene depositata nel fegato, dove viene immagazzinata, previa fosforilazione, e da esso viene rilasciata, in forma defosforilata, e ceduta ai tessuti, dove viene rifosforilata. La vitamina B6 non immagazzinata viene eliminata con le urine dopo essere stata ossidata, da un'ossidasi dipendente da FAD, ad acido 4-piridossico.
La piridossina viene trasformata in piridossale e/o piridossamina le quali, una volta fosforilate, costituiscono la forma biologicamente attiva della vitamina B6 (vedi piridossalfosfato), funzionando come coenzimi. Le reazioni in cui queste due sostanze sono coinvolte, riguardano sia il metabolismo degli amminoacidi che di vari altri composti. Il coenzima si lega covalentemente all'apoenzima, formando una base di Schiff con il gruppo (epsilon)-amminico di una lisina (Aldimina Interna) che viene sostituito da quello del substrato (Aldimina Esterna). Il gruppo amminico viene poi utilizzato per diverse vie metaboliche a seconda dell’enzima coinvolto nella reazione.
La vitamina B6 trova così coinvolgimento in diverse vie, tra cui: transaminazione o decarbossilazione degli amminoacidi; deaminazione ossidativa delle ammine; reazioni di racemizzazione; metabolismo del triptofano, con trasformazione dell’acido xanturenico in acido nicotinico; metabolismo lipidico, con trasformazione dell’acido linoleico in acido arachidonico e formazione degli sfingolipidi (evento importante per la produzione di guaine mieliniche); glicogenolisi, in quanto è il coenzima della glicogeno fosforilasi; sintesi di vari neurotrasmettitori; diminuzione dell’azione degli ormoni steroidei, per la sua capacità di legarsi ai loro recettori. Infine trasforma l'omocisteina in cistatione e successivamente in cisteina, dando origine indirettamente a fenomeni epigenetici di ancora non certa natura.

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Vitamina C

Vitamina C

L'acido ascorbico esiste in due forme enantiomere (immagini speculari non sovrapponibili tra loro) ma solo una di esse, l'enantiomero (5R)-5-[(1S)-1,2-diidrossietil]-3,4-diidrossifurano-2(5H)-one, è la vitamina C. È un composto molto idrosolubile, spiccatamente acido, che si presenta sotto forma di cristalli inodori ed insapori con pH circa 2,5 e rotazione ottica specifica di circa +20 gradi. La vitamina C assunta con la dieta viene assorbita a partire dalla bocca, nello stomaco e soprattutto a livello dell'intestino tenue grazie ad un processo di diffusione passiva dipendente dal sodio. Questo sistema è molto efficiente soprattutto per basse dosi della vitamina. Via via che la concentrazione di acido ascorbico cresce, il sistema di assorbimento si riduce di efficienza fino a valori del 16%. Nel plasma la vitamina circola per il 90-95% come acido ascorbico e nel 5-10% come acido deidroascorbico. La vitamina C viene immagazzinata nei tessuti dell'organismo, in particolare, nel surrene e nel fegato. La quota plasmatica che non viene immagazzinata viene eliminata con le urine.

La vitamina C possiede una forte azione riducente a seguito della presenza di un gruppo enediolico. In presenza di ossigeno e metalli l'acido ascorbico tende ad ossidarsi ed a formare acido deidroascorbico ed acqua ossigenata.
Grazie alla forte azione riducente, la vitamina C è utilizzata in molte reazioni di ossidoriduzione. In particolare la vitamina è in grado di donare un elettrone, formando così l'acido semideidroascorbico il quale può donare un secondo elettrone, generando così l'acido deidroascorbico.
I potenziali redox di tali reazioni sono: l'acido semiidroascorbico/acido ascorbico 0,28 Volt e l'acido deidroascorbico/acido semiidroascorbico -0,17 Volt.
Ciò fa della vitamina C un valido donatore di elettroni. Il prodotto finale delle reazioni descritte, l'acido deidroascorbico, può venir ridotto ad opera di un enzima dipendente dal glutatione, la deidroascorbato reduttasi, rigenerando, così, l'acido ascorbico. Solamente l'enantiomero L è biologicamente attivo.
La spiccata azione antiossidante della vitamina C e la sua capacità di mantenere stabili le vitamine A, E, l'acido folico e la tiamina, la rende particolarmente adatta per l'industria alimentare come additivo nei cibi (come tale o sotto forma di sale sodico, potassico e calcico).

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Zantalene

Zantalene

Zanthoxylum alatum (o Xanthoxylum alatum) è una pianta di origine cinese, della famiglia delle Rutaceae, impiegata in virtù delle sue attività antidolorifica e antipruriginosa a livello cutaneo, antispastica nell’intestino e analgesica nel mal di denti.
Il termine Xanthoxylum in greco significa “legno giallo” che caratterizza, per l’appunto, le oltre 250 specie botaniche appartenenti a questa famiglia.


L’attività dello Zanthoxylum alatum è legata in particolare alla presenza di zantalene, un composto liposolubile che svolge un’azione anestetica locale e antinfiammatoria.
Il principale razionale d’impiego attuale è a scopo lenitivo sulla cute. Vari studi hanno infatti dimostrato che a distanza di una sola mezz’ora dall’applicazione di un estratto allo 0,5% di Zanthoxylum alatum la sensibilità alla stimolazione termica della cute si riduce significativamente.
Va osservato che l’effetto lenitivo di questo estratto è legato alla sua capacità di ridurre la sensibilità cutanea senza peraltro influenzare la percezione del dolore e la risposta fisiologica nei confronti di quest’ultimo.

Zenzero

Zenzero

Contiene resina, gingeroli, amido, sesquiterpeni, alcoli, gingeroli, shogaoli responsabili dell’aroma acre e dell’attività della pianta. L’olio essenziale contiene carburi sesquiterpenici, come zingiberene, beta-bisabolene, ar-curcumene, zingiberolo, gingeroli, shogaoli, cera, grasso, amido, zuccheri, resina, acidi organici, sali minerali.
Si impiega come rimedio preventivo contro il mal di viaggio o la nausea associata alla chemioterapia. E' impiegato inoltre per il trattamento delle problematiche a livello gastro-intestinale per la sua spiccata azione antinausea. E' utile in presenza di ipoacidità gastrica e nelle gastralgie, stimola inoltre la motilità gastrointestinale, la secrezione salivare e la sua concentrazione in ptialina, amilasi, e in mucina, mucopolisaccaridi. Aumenta il tono della muscolatura intestinale e l’attività della peristalsi, aiuta ad abbassare il colesterolo, probabilmente per l’azione colagoga della pianta. Il gingerolo e il shogaolo, hanno una azione analgesica e anticonvulsivante, con leggera azione bradicardizzante e ipotensivante.

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Nausil, Nausil Plus, Nausil Forte